Le prime quattro scelte e la sorpresa Burries: la classe 2026 alla prima prova

In 30 secondi

Il quartetto di testa: AJ Dybantsa, Darryn Peterson, Cameron Boozer e Caleb Wilson sono stati scelti nelle prime quattro posizioni.

Il più NBA-ready: Cameron Boozer ha mostrato forse il profilo più completo e immediatamente traducibile al livello NBA.

Il talento più esplosivo: AJ Dybantsa ha combinato dimensioni, atletismo e capacità di creare il proprio tiro.

La sorpresa: Brayden Burries, scelto alla n.10 da Milwaukee, ha chiuso la Summer League di Las Vegas con 67 punti in tre partite, tirando con il 50% dal campo e il 44% da tre, oltre a 12 assist e una sola palla persa.

Il segnale più interessante: Caleb Wilson ha impressionato nella Summer League, mostrando quanto il suo atletismo e la capacità di attaccare possano tradursi rapidamente nel gioco NBA.

La variabile da ricordare: la Summer League non è una previsione affidabile della carriera NBA. È un primo indizio, non una sentenza.

La classe 2026 arrivava con aspettative importanti, soprattutto per quanto riguardava la parte alta del Draft.

Dybantsa, Peterson, Boozer e Wilson erano considerati i quattro nomi di riferimento e alla fine sono stati proprio loro a occupare le prime quattro posizioni. La gerarchia costruita prima del Draft, quindi, è rimasta sostanzialmente intatta.

Poi è arrivata la Summer League, che ha permesso di guardare più da vicino a caratteristiche che sulla carta possono sembrare simili ma che, sul campo, prendono forme molto diverse.

I primi quattro hanno infatti mostrato profili differenti. E tra loro si è inserito anche Brayden Burries, scelto più avanti ma capace di attirare parecchia attenzione.

1. AJ DYBANTSA — WASHINGTON WIZARDS

Il talento che può cambiare il destino di una franchigia

Dybantsa è stato la prima scelta assoluta dei Wizards.

Con i suoi 6’9″, ha una combinazione di dimensioni, mobilità e capacità di crearsi il tiro che non è semplice da trovare. In Summer League ha giocato soltanto due partite, ma sono bastate per lasciare un’impressione precisa:

25,2 punti
7 rimbalzi
2 assist
2,5 rubate
1,5 stoppate

di media.

I punti attirano naturalmente l’attenzione, ma per Dybantsa c’è altro da guardare. Porta la palla, attacca il difensore e riesce a creare separazione nonostante una taglia che gli permette di partire da un vantaggio fisico già significativo.

È una caratteristica che potrebbe diventare particolarmente difficile da gestire quando arriveranno difensori NBA più grandi e atletici. Allo stesso tempo, il passaggio alla regular season cambierà il livello delle responsabilità e la qualità delle difese che dovrà affrontare.

Per questo, più che chiedersi se possa segnare, viene spontaneo guardare a quanto velocemente riuscirà a trasformare questo talento individuale in efficienza NBA.

Il ceiling è probabilmente il più alto della classe.

2. DARRYN PETERSON — UTAH JAZZ

Il creatore che deve imparare a scegliere quando accelerare

Peterson è stato scelto alla n.2 da Utah e ha avuto una Summer League produttiva:

20,7 punti
4 assist
1 rubata
1,3 stoppate

in cinque partite.

La creazione dal palleggio è la parte che emerge più chiaramente. Peterson riesce a costruirsi un tiro anche quando il possesso non sembra offrire molto e ha gli strumenti per diventare un creatore primario.

È proprio questo volume di responsabilità con la palla a rendere interessante anche il passaggio successivo della sua crescita.

Quando un giocatore può creare così tanto dal palleggio, deve anche imparare a riconoscere il momento in cui un possesso sta producendo un vantaggio e quello in cui sta semplicemente cercando di forzare una soluzione.

Per una giovane guardia NBA è una distinzione che conta parecchio.

Se Peterson riuscirà a migliorare nella selezione dei tiri e nella gestione dei possessi, Utah potrebbe avere trovato il proprio motore offensivo.

3. CAMERON BOOZER — MEMPHIS GRIZZLIES

Forse il rookie più completo della classe

Boozer è stato scelto alla n.3 da Memphis e, secondo The Athletic, in Summer League ha mostrato il gioco più facilmente traducibile alla NBA tra i primi prospetti.

Nelle cinque partite disputate tra le due Summer League ha prodotto:

18 punti
7 rimbalzi
quasi 4 assist

tirando con il 51% dal campo, il 45% da tre e l’80% ai liberi, in 27 minuti.

Il suo rendimento non si limita però alla produzione offensiva.

Boozer può giocare il pick-and-roll, rollare, passare, lavorare in post, segnare da fuori e attaccare il closeout. Può anche funzionare come hub offensivo senza avere necessariamente bisogno di monopolizzare il pallone.

È una combinazione che rende il suo profilo particolarmente completo. Non è indispensabile che diventi subito il miglior scorer della classe per avere un impatto: può entrare nel gioco in diversi modi e continuare a essere utile anche quando non è lui a gestire il possesso.

The Athletic lo ha indicato proprio per questo come il proprio favorito per il Rookie of the Year.

4. CALEB WILSON — CHICAGO BULLS

La Summer League ha mostrato quanto può essere esplosivo

Wilson è stato scelto alla n.4 da Chicago e ha lasciato uno dei segnali più interessanti tra i primi quattro.

Nel confronto diretto con Boozer ha segnato 35 punti, aggiungendo due triple decisive nel finale. Ma più del dato realizzativo ha colpito il modo in cui il suo atletismo ha condizionato la partita.

Wilson mette insieme atletismo, energia, tiro da tre e capacità di attaccare.

Quando corre il campo, attacca un closeout o arriva al ferro, il vantaggio fisico diventa immediatamente evidente. Sono situazioni in cui non ha bisogno di costruire un possesso particolarmente elaborato per creare un problema alla difesa.

Naturalmente, due o poche partite non bastano per stabilire quanto tutto questo si trasferirà alla NBA. La Summer League può però essere utile proprio per osservare se determinate caratteristiche che hanno funzionato a livello precedente iniziano a reggere anche contro avversari professionisti.

Nel caso di Wilson, il segnale è stato positivo.

Ora dovrà trasformare quella stessa esplosività in continuità, decisioni migliori e produzione efficiente.

5. BRAYDEN BURRIES — MILWAUKEE BUCKS

Il rookie fuori dalla top 4 che potrebbe inserirsi subito nella conversazione

Burries è stato scelto alla n.10 da Milwaukee, ma a Las Vegas è riuscito a spostare l’attenzione anche su di sé.

Ha chiuso la Summer League con 67 punti in tre partite, tirando con il 50% dal campo e il 44% da tre. Ha aggiunto 12 assist e una sola palla persa.

Sono numeri che spiegano già buona parte dell’impressione lasciata, anche se a colpire maggiormente gli analisti è stata la tranquillità con cui ha giocato.

Non sembra un giocatore che abbia bisogno di molto tempo per adattarsi al ritmo. Il suo footwork e la capacità di separarsi si sono accompagnati a una solidità difensiva che rende il suo profilo particolarmente interessante per un giocatore scelto alla decima posizione.

The Athletic lo considera addirittura un candidato per il First Team All-Rookie.

IL VERDETTO RIM SCIENCE

È ancora presto per stabilire chi sarà la superstar della classe 2026.

La Summer League, del resto, può dare indicazioni utili ma anche produrre letture sbagliate. La classe precedente offre un esempio abbastanza chiaro: Cooper Flagg aveva tirato 5/21 nella sua prima apparizione a Las Vegas, un dato che non ha avuto alcun significato sulla sua successiva carriera.

Per questo Rim Science non guarderebbe soltanto ai punti.

Dybantsa — Il ceiling più alto.

Peterson — Il creatore più intrigante.

Boozer — Il profilo più completo.

Wilson — L’esplosività che ha lasciato il segnale più interessante in Summer League.

Burries — La possibile sorpresa della top 10.

Dopo la prima prova, la classe 2026 ha almeno iniziato a distinguere meglio i propri profili.

Non abbiamo ancora abbastanza informazioni per sapere chi diventerà una superstar. Possiamo però cominciare a capire quali caratteristiche sembrano avere già una traduzione credibile verso il livello NBA.

È un campione ancora piccolo, e la regular season porterà un contesto completamente diverso. Per ora, la prima impressione è quella di una classe che ha confermato le aspettative nella parte alta del Draft e che potrebbe avere qualcosa da offrire anche oltre i primi nomi.