10 giocatori NBA che possono sorprendere nella stagione 2026-27

In 30 secondi

Matas Buzelis ha già iniziato a prendersi più spazio a Chicago. Anthony Black deve ancora trovare continuità al tiro, mentre Collin Murray-Boyles ha mostrato nei playoff di poter essere utile a Toronto anche nei possessi importanti. Poi ci sono giocatori come Hugo González, Ajay Mitchell e Aaron Wiggins, per i quali il 2026-27 può offrire responsabilità diverse rispetto al passato.

I dieci nomi scelti partono da situazioni differenti. Ci sono giovani con ampi margini di miglioramento, giocatori che avranno più minuti e altri che hanno cambiato squadra trovando un contesto potenzialmente più favorevole. Non sono necessariamente dei futuri All-Star: sono giocatori che hanno buone ragioni per arrivare più lontano di quanto oggi ci si aspetti da loro.

Matas Buzelis – Chicago Bulls

Fin dove può arrivare Matas Buzelis ? Nel secondo anno è diventato titolare stabile a Chicago, chiudendo con 16,3 punti, 5,8 rimbalzi e 1,5 stoppate in 29,2 minuti. Ha tirato con il 46,3% dal campo e in sette partite ha superato quota 25 punti, con un massimo di 41 contro Golden State.

I Bulls continuano a cambiare, ma Buzelis rimane uno dei riferimenti del loro nucleo giovane. La parte interessante riguarda soprattutto quanto potrà ampliare il proprio gioco offensivo senza perdere l’impatto difensivo: le 1,5 stoppate di media lo hanno già portato nella top 10 NBA della scorsa stagione.

Anthony Black – Orlando Magic

Anthony Black continua a essere difficile da incasellare. Alto 2,01 metri sa portare palla, difendere su più ruoli e giocare accanto ad altre guardie. Nel 2025-26 ha stabilito i propri massimi in carriera per punti, rimbalzi, assist e recuperi.

Ci sono stati anche picchi offensivi importanti: 38 punti contro Denver, 31 contro Philadelphia e una partita da 27 punti, 10 assist e quattro stoppate contro Indiana.

Ha chiuso con il 33,3% da tre: se questa percentuale dovesse crescere, le difese avversarie potrebbero incontrare maggiori difficoltà quando lo affrontano.

Collin Murray-Boyles – Toronto Raptors

La regular season da rookie di Collin Murray-Boyles aveva già lasciato buone indicazioni, ma è nei playoff che Toronto ha iniziato ad affidargli qualcosa in più.

Contro Cleveland è passato da 21,9 a 27,3 minuti, tirando con il 66% dal campo e aggiungendo 1,3 recuperi e 1,1 stoppate. Nei finali equilibrati è rimasto in campo, un dettaglio non secondario per un rookie.

La difesa è già il suo punto di forza. Il margine di crescita passa invece dal tiro: in regular season ha segnato 17 triple su 50 tentativi, mentre nei playoff non ne ha realizzata nessuna. Non deve trasformarsi in uno specialista, ma diventare almeno una minaccia credibile allargherebbe parecchio le possibilità di utilizzo.

Cedric Coward – Memphis Grizzlies

Cedric Coward ha chiuso la stagione da rookie con 13,6 punti e quasi cinque rimbalzi di media, entrando nell’All-Rookie First Team. Ora Memphis è una squadra molto diversa.

Le partenze di Jaren Jackson Jr. e Ja Morant hanno cambiato il progetto e aumentato inevitabilmente lo spazio per i giovani. Coward non sarà necessariamente il primo riferimento offensivo, soprattutto con l’arrivo di Cameron Boozer, ma dovrebbe avere abbastanza minuti e possessi per mostrare qualcosa in più.

A 23 anni è anche fisicamente più avanti rispetto a molti sophomore. Il secondo anno servirà soprattutto a capire quanto possa crescere quando le responsabilità aumenteranno.

Hugo González – Boston Celtics

Hugo González è forse il nome meno evidente della lista. Scelto con la numero 28 nel 2025, ha superato i 1.000 minuti da rookie e Boston gli ha già affidato diversi matchup difensivi complicati.

È stato inoltre l’unico rookie a tirare sopra la media NBA sia da due sia da tre punti, considerando almeno 100 tentativi per entrambe le categorie. Con lui sul parquet i Celtics hanno avuto un differenziale di +11,9 punti ogni 100 possessi.

Finora, però, ha avuto pochissimo peso nella creazione offensiva: appena 1,3 assist ogni 36 minuti e 14 jumper dal palleggio tentati in tutta la regular season. Con la partenza di Brown qualche responsabilità in più dovrebbe arrivare.

Ajay Mitchell – Oklahoma City Thunder

Ajay Mitchell ha sfruttato bene lo spazio trovato a Oklahoma City. Nel 2025-26 è salito a 13,6 punti, 3,3 rimbalzi e 3,6 assist, aumentando sensibilmente il minutaggio rispetto alla stagione da rookie.

Quest’anno potrebbe trovare ancora più spazio. Le partenze di Luguentz Dort, Aaron Wiggins e Isaiah Joe hanno liberato complessivamente 59 minuti a partita nella rotazione dei Thunder.

OKC rimane una squadra profonda e la concorrenza non manca, ma Mitchell entra per la prima volta in una stagione nella quale un aumento delle responsabilità può arrivare senza dipendere dagli infortuni dei compagni.

Jarace Walker – Indiana Pacers

Il finale della scorsa stagione di Jarace Walker merita attenzione. Dopo l’All-Star Game ha prodotto 14,4 punti, 6,8 rimbalzi e 3,9 assist nelle ultime 22 partite, tirando con il 39,2% da tre.

Ora torna Tyrese Haliburton. Per Walker potrebbe essere una buona notizia: in carriera tira con il 38,6% da tre e giocare accanto a un creatore come Haliburton dovrebbe concedergli conclusioni migliori.

Indiana non ha bisogno di trasformarlo in un giocatore che gestisce molti possessi. Se mantiene l’efficienza mostrata nel finale del 2025-26, può diventare molto più importante all’interno della rotazione di Indiana.

Brandin Podziemski – Golden State Warriors

Brandin Podziemski ha giocato tutte le 82 partite della scorsa stagione, chiudendo a 13,8 punti di media. Con 1.133 punti e 153 triple è stato secondo nei Warriors in entrambe le categorie dietro Stephen Curry.

Il finale racconta però qualcosa in più. Prima del 2 marzo non aveva mai raggiunto i 20 punti; da quel momento ci è riuscito nella metà delle partite rimanenti, arrivando anche al career high di 30 punti contro i Kings.

Golden State continuerà a ruotare intorno a Curry e al progressivo rientro di Jimmy Butler, ma Podziemski sembra pronto ad assumersi una parte maggiore del lavoro offensivo, soprattutto quando le difese cercano di togliere il pallone dalle mani di Curry.

Day’Ron Sharpe – Brooklyn Nets

Day’Ron Sharpe è nella NBA dal 2021, ma finora non ha mai avuto un vero minutaggio da titolare. Con Nic Claxton passato a Chicago, la situazione cambia.

Nelle ultime tre stagioni Sharpe è stato uno dei soli cinque giocatori NBA ad aver prodotto almeno 15 punti e 12 rimbalzi ogni 36 minuti giocando almeno 750 minuti in ciascuna stagione.

Naturalmente c’è una differenza tra farlo partendo dalla panchina e mantenere la stessa produzione contro i titolari. A 24 anni avrà finalmente la possibilità di verificarlo con minuti e responsabilità maggiori.

Aaron Wiggins – Atlanta Hawks

Dopo cinque stagioni a Oklahoma City, Aaron Wiggins cambia contesto. Nei Thunder non ha mai superato i 24,2 minuti di media, ma ha costruito un profilo offensivo molto efficiente: in carriera tira con il 48,7% dal campo e il 38% da tre.

Atlanta non gli garantisce automaticamente più spazio. Gli Hawks hanno diverse alternative sul perimetro, da Dyson Daniels a Nickeil Alexander-Walker e Luguentz Dort.

Wiggins arriva però con caratteristiche semplici da inserire in una rotazione: tira, si muove bene senza palla e non ha bisogno di molti possessi per essere utile. Dopo cinque anni trascorsi soprattutto come complemento a Oklahoma City, Atlanta gli offre un contesto diverso per capire se il suo ruolo possa diventare più ampio.