Salary cap 2027-28: quanto cambierà davvero la NBA

In 30 secondi

Il salary cap 2027-28 è attualmente proiettato intorno ai 174 milioni di dollari.Un aumento che avrà effetti non solo sui budget delle franchigie, ma anche sul valore relativo dei contratti, sui massimi salariali e sulle scelte dei front office.

Nel 2026-27 il cap è fissato a 164,961 milioni.

Se la previsione verrà confermata, in tre stagioni il salary cap sarà cresciuto di oltre 33 milioni di dollari.

La crescita del cap potrebbe rendere più sostenibili alcuni contratti già esistenti, soprattutto per le squadre che hanno costruito il proprio roster pensando al medio periodo.

Il salary cap continua a salire

La NBA si sta abituando a livelli salariali che fino a pochi anni fa sembravano fuori scala. Contratti da 40 milioni di dollari sono ormai parte del mercato, mentre per le superstar le cifre annuali si stanno avvicinando rapidamente ai 60 milioni.

La crescita del salary cap aiuta a spiegare questo processo.

Stagione Salary cap
2024-25 140,588 milioni $
2025-26 154,647 milioni $
2026-27 164,961 milioni $
2027-28* circa 174 milioni $

Proiezione, non cifra ufficiale.

Se la stima per il 2027-28 verrà confermata, il cap sarà aumentato di oltre 33 milioni di dollari in tre stagioni, quasi il 24%.

Non è soltanto una questione di budget più alti. Il salary cap è il riferimento con cui vengono valutati tutti i contratti della lega e quando quel riferimento cambia, cambia anche il peso relativo degli stipendi.

Prendiamo un contratto da 30 milioni di dollari all’anno.

Con un salary cap da 155 milioni rappresenta circa il 19,4% del totale. Con un cap da 165 milioni scende al 18,2%. Se il cap arrivasse a 174 milioni, lo stesso contratto peserebbe per circa il 17,2%.

Salary cap Contratto da 30M Peso sul cap
155 milioni $ 30 milioni $ 19,4%
165 milioni $ 30 milioni $ 18,2%
174 milioni $ 30 milioni $ 17,2%

Lo stipendio del giocatore resta identico. A cambiare è la sua incidenza sul payroll consentito.

È uno degli elementi da considerare quando si giudica un contratto. Un accordo che appare molto pesante al momento della firma può diventare più gestibile qualche anno dopo, se il cap cresce abbastanza.

Naturalmente questo non basta a trasformare un contratto sbagliato in un buon contratto. Il rendimento del giocatore, la durata dell’accordo e la situazione complessiva del roster rimangono determinanti. Ma il contesto salariale può modificare sensibilmente la valutazione.

La crescita del cap si riflette direttamente anche sui contratti delle superstar.

Il CBA prevede tre principali livelli di massimo, pari al 25%, 30% e 35% del salary cap, a seconda dell’esperienza e dei requisiti del giocatore.

Con un cap ipotetico di 174 milioni, i valori annuali sarebbero indicativamente questi:

Livello Percentuale del cap Valore indicativo
25% 25% 43,5 milioni $
30% 30% 52,2 milioni $
35% 35% 60,9 milioni $

Si tratta di valori di riferimento, non degli importi finali di ogni singolo contratto.

Il confronto con il 2026-27 è comunque interessante. Il massimo del 35% calcolato sull’attuale cap vale circa 57,7 milioni di dollari. Con un cap vicino ai 174 milioni, lo stesso livello supererebbe i 60 milioni annui.

Per le franchigie, quindi, anche il costo delle superstar continuerà a salire insieme al resto del sistema.

L’aumento del cap porta con sé anche un altro effetto: salgono le soglie che regolano la spesa delle squadre.

Nel 2026-27 i principali riferimenti sono:

Soglia Valore
Salary cap 164,961 milioni $
Luxury tax 200,428 milioni $
First apron 209,015 milioni $
Second apron 221,686 milioni $

Se la proiezione del 2027-28 fosse confermata e le soglie aumentassero in modo analogo, la luxury tax potrebbe superare i 211 milioni, il first apron avvicinarsi ai 220 milioni e il second apron arrivare verso i 234 milioni.

Anche in questo caso si tratta di stime, non di valori ufficiali.

Per una squadra con diversi contratti importanti, però, il problema non si esaurisce nella cifra disponibile. Entrano in gioco anche le limitazioni legate agli apron, le eccezioni salariali e la possibilità di intervenire sul roster attraverso le trade.

Per questo una franchigia può trovarsi con un payroll più alto e, allo stesso tempo, con meno margine operativo di quanto sembri guardando soltanto il salary cap.

Le franchigie che arriveranno al 2027-28 con spazio disponibile avranno maggiore capacità di intervenire sul mercato, assorbire contratti e costruire un nuovo nucleo.

Ma lo spazio, da solo, non garantisce un vantaggio.

Il suo valore dipenderà da quali giocatori saranno disponibili e dalla capacità della squadra di trasformare quel margine in talento. Avere milioni liberi sul cap è utile soltanto se vengono utilizzati per migliorare il roster.

La crescita del cap può essere favorevole anche per le squadre che hanno già impegnato una parte consistente del proprio payroll.

Un contratto da 40 milioni non diventa più economico, ma può pesare meno sul cap negli anni successivi. Questo può essere particolarmente importante per le franchigie che hanno costruito il proprio nucleo con contratti pluriennali.

Resta comunque il rischio opposto: se il giocatore non mantiene il rendimento previsto, l’aumento del cap non risolve il problema.

La qualità della valutazione fatta al momento della firma continua quindi a essere decisiva.

Per le franchigie già molto impegnate, invece, la crescita del cap potrebbe non essere sufficiente.

Il nuovo spazio può essere assorbito rapidamente da rinnovi, aumenti salariali e nuovi contratti. E quando il payroll si avvicina al second apron, le possibilità di gestione del roster diventano più limitate.

In questo scenario, anche pochi milioni possono fare la differenza tra una squadra che mantiene flessibilità e una che deve iniziare a rinunciare a determinate operazioni.

C’è infine una variabile spesso sottovalutata quando si parla di contratti: il momento in cui vengono firmati.

Un giocatore che firma oggi un accordo importante potrebbe avere, tra due o tre anni, un contratto relativamente più leggero se il salary cap continuerà a crescere.

Al contrario, una squadra che rimanda troppo a lungo una decisione potrebbe trovarsi a rinnovare lo stesso giocatore a una cifra più alta.

Non è una regola assoluta. Età, rendimento, infortuni e durata del contratto possono cambiare completamente la valutazione.

Ma in una lega in cui il cap continua a salire, il timing delle decisioni salariali diventa sempre più rilevante.

RIM SCIENCE TAKE

La crescita prevista per il 2027-28 non cambierà da sola gli equilibri della NBA. Cambierà però il contesto economico nel quale le franchigie dovranno prendere le loro decisioni.

Contratti da 40 milioni diventeranno più comuni, i massimi potranno superare i 60 milioni annui e le soglie salariali continueranno a salire.

Per questo il valore di un contratto non può essere giudicato soltanto dalla cifra scritta sul contratto.

Bisogna considerare quanto produce il giocatore, quanto durerà l’accordo, quali altri contratti sono presenti e come potrebbe evolvere il salary cap nei prossimi anni.

Per un front office, anticipare correttamente quella crescita può fare la differenza. Non tanto perché permetta di spendere di più, quanto perché può lasciare maggiore flessibilità quando arriverà il momento di completare il roster.